L’angolo vintage: il Penny

Dopo giorni di “esilio” forzato, un modo per distrarsi, oltre a viaggiare con la fantasia, è quello di soffermarsi sui propri ricordi.

Tra sfide su Facebook e foto in bianco e nero cercavo nella mia memoria qualcosa di simile, vissuto da bambina o ragazzina e uno dei ricordi di “esilio” forzato è quello della Parotite.

Era la fine degli anni 70, io piccola e vivace, dopo i primi giorni di abbattimento per la febbre ed il dolore all’orecchio, cominciava a pesarmi la solitudine.

Mia mamma che, dopo mille raccomandazioni, si cotonava e laccava i capelli per scendere a fare la spesa ed io sola a giocare con le proibitissime macchinine telecomandate della pista PlayMobil di mio fratello e con la Barbie Superstar che ci aveva, rispettivamente, portato la Befana.

Le giornate non passavano mai ma, la fantasia era tanta quindi, in assenza di febbre, mi affacciavo al balcone della stanza da letto, che era confinante con il balcone della sala da pranzo della mia vicina, e insieme ci davamo ai festival canori. Con un cucchiaio di legno tra le mani ed il fantastico PENNY Rosso da supporto musicale ci esibivamo per un’ignara platea di auto in transito sullo stradone principale della nostra città.

Il PENNY era un fantastico mangiadischi portatile (antenato di quello che è diventato compagno indispensabile della mia adolescenza, il walkman) . Nato negli anni ’60 è stato riproposto nel 1975 in questa versione giocosa e colorata (giallo, arancione, rosso, blu, verde). C’erano grandi buchi sulla parte superiore dell’altoparlante ed il motore si spegneva automaticamente alla fine della canzone.

Con il PENNY, una valigetta di 45 giri e una serie di pile (torcia) di scorta si poteva condividere la musica facilmente, ascoltarla, cantarla o ballarla. Noi bambini degli anni ’70 ascoltavamo soprattutto le sigle dei nostri cartoni animati preferiti. Tanti PENNY nel 1978 hanno suonato e risuonato la sigla di “Heidi” che è stato il 45 giri più venduto di quell’anno.  

Beh, sappiamo tutti che ascoltare la nostra Musica preferita ci aiuta a rilassarci, a superare l’ansia e lo stress, a conciliare il sonno la sera e persino a sopportare un dispiacere. C’è una canzone del 1976  che dice così;

“To live without my music (vivere senza la mia musica)

Would be impossible to do (sarebbe impossibile)

‘Cause in this world of truubles (perché in questo mondo di guai)

My Music pulls me trough” (La mia musica mi sostiene)

                                                                 (Music – John Miles)

Ed allora, accendiamo il nostro supporto preferito (giradischi, walkman, lettore cd, ipod, lettore mp3, etc.) ed ascoltiamo la nostra musica preferita! In questo momento di distanza sociale, lasciamoci fare una carezza dalle note della nostra amica di sempre.

A cura di Grazia D’Avino

Mai avrei immaginato…



Mai avrei immaginato di iniziare a parlare di novità musicali in piena emergenza coronavirus, segregata in casa, con la lampada accesa mentre intorno il resto della famiglia è intenta ad apprendere notizie dallo smartphone circa quello che sta succedendo in Italia e nel mondo

Per un attimo mi tornano alla mente i racconti di nonna Anna. Mi rivedo piccola, nel corridoio di casa sua, lei sulla sedia con le braccia conserte, io per terra con le gambe incrociate che ascolto con gli occhi sgranati di quando lei e la sua famiglia aspettavano con ansia le notizie di guerra vicino alla radio o attraverso l’altoparlante che veniva posizionato in determinati punti nelle campagne. Lo sguardo che aveva nonna mentre si lasciava andare a quei racconti difficili si confonde con quello smarrito dei miei genitori, che in questi giorni pare abbiano meno difficoltà a guardare lo schermo dello smartphone che i nostri volti, quello mio e di mio fratello.

Mi isolo, riordino i pensieri, tento la distrazione pensando al giorno in cui tutti potremo tornare alla vita normale, agli aperitivi, alle serate fuori con gli amici… e poi penso agli abbracci, ai baci e alle strette di mano che fino a qualche settimana fa sembravano insignificanti.

Mi perdo nei pensieri, accendo la radio, provo ad ascoltare un po’ di musica, magari metto in pausa le preoccupazioni ed ecco la voce di Francesca Michielin. La rivedo tra i ricordi del Sanremo del 2016… mi ricordo la stretta di mano, la foto insieme e il video saluti. Lei piccola ma già tanto brava. Quell’anno a Sanremo cantava “Nessun grado di separazione” e si classificò seconda. Lo avevo capito che quella canzone se non avesse vinto avrebbe fatto strada e fu così. Dopo il secondo posto al festival le fu data l’opportunità di rappresentare l’Italia all’Eurovision. “Nessun grado di separazione” in quella occasione diventò “No degree of separation”. Nella mia testa rivivo ancora l’emozione dell’esibizione.

Mentre cerco di ingannare il tempo pensando a tempi migliori, bussano alla porta. È mio fratello, mi chiede: “Facciamo merenda?”. Forse nemmeno me lo aveva mai chiesto. Rimango imbambolata. Avete presente il Grande Fratello che sta andando in onda in questi mesi? Avete presente i pianti e gli sfoghi a cui i protagonisti della casa si lasciano andare di tanto in tanto? Per un attimo mi sento come loro… forse l’isolamento forzato ci rende davvero così vulnerabili e fragili, forse questa brutta avventura ci farà davvero capire quali sono le cose importanti della vita, forse diventeremo davvero persone migliori.

Immersa nei pensieri e nelle supposizioni, mangio un panino e accenno un sorriso, lo stesso sorriso rassicurante che ho visto in questi giorni sui volti degli artisti che hanno deciso di far sentire la loro vicinanza attraverso veri e propri live tenuti tra le loro mura domestiche o nei loro studi di registrazione. Avete sentito parlare della campagna social #iosuonodacasa? “Concerti lontani per stare vicini”, dicono. E l’iniziativa è pure bella, per quanto mi riguarda!

Tra gli artisti c’è anche chi ha deciso di non rimandare e quindi di presentare il suo album online. Mi torna in mente Francesca Michielin. Si ritrova a pubblicare un album, il nuovo, in una situazione insolita che richiede coraggio e di sicuro a lei non manca. Me la ricordo quando ha affermato con fierezza: “Ho 25 anni, se non ho adesso il coraggio di fare delle cose, allora quando?”.

Ed eccolo: esce oggi, 13 marzo, “Feat”, il suo nuovo atteso album. Mi perdo nel titolo, di sicuro molto esplicito: “Feat-Stato di natura”, abbreviazione di featuring, quelli che una volta si chiamavano duetti.

“Ogni volta che fai un disco avverti l’energia del momento. Dopo un album personalissimo, quasi colloquiale, volevo esprimere il senso di collettività e lo stare insieme in un momento di egoismo e prevaricazione in cui sembra che abbia ragione chi urla di più. Un disco collettivo per un momento, non solo questi giorni di coronavirus, ego-riferito”, così ha presentato il nuovo album, svelandone dunque anche l’obiettivo. Ci ho pensato un po’: le sue parole, in questo momento particolare, sembrano avere più potere. Parla di collettività Francesca, dello stare insieme, quasi come avesse previsto già nella fase di scrittura e composizione quello che avremmo vissuto poi, praticamente quello che stiamo vivendo adesso.

Collettività: “pluralità di persone considerate nel loro insieme”, leggo nel vocabolario. E di persone coinvolte nel progetto discografico della Michielin ce ne sono tante, una vera e propria rete di collaborazione. “Ho scelto io chi invitare e su quale brano collaborare e, quasi per tutti, abbiamo fatto session di scrittura insieme. Celebro la diversità che ogni artista porta e cerco attraverso questo incontro-scontro di abbattere i clichè dei generi”.

Sì, perché nel nuovo disco ci sono senz’altro varie sonorità. Troviamo il cantautorato pop di Elisa e Max Gazzè, le diverse scuole rap con Fabri Fibra, Gemitaiz e Shiva, il rock dei Maneskin, il mondo latin di Takagi&Ketra e Fred De Palma, l’indie di Carl Brave, Come_Cose e Giorgio Poi, per non parlare poi del Tommasone nazionale (Tommaso Paradiso).

Non so voi, ma già a leggere la lista mi vien voglia di ascoltarli!… che poi la cosa bella è il gioco tra gli artisti. A detta della Michielin gli artisti si son divertiti a giocare con lei in questa sperimentazione. E quindi già me lo immagino Fabri Fibra cimentarsi in un brano (Monolocale) dalle sonorità R’n’B – Gospel. Ve lo immaginate? Oppure vi immaginate Carl Brave cimentarsi in una cosa che la Michielin definisce “un po’ brasiliana, un po’ jazz, un po’ afro?” . Io proprio no. E son curiosa di vedere cosa combineranno tutti insieme appassionatamente.

Per un attimo mi viene in mente il buon Massimo di Cataldo che in un’intervista mi disse: “Un artista per essere considerato tale deve essere riconoscibile, deve avere una propria identità”. Son d’accordo, in parte. Ma vi immaginate la gioia (almeno per la sottoscritta) di ascoltare un Fabri Fibra ‘versione gospel’ o un ‘Carl Brave afro’? L’artista deve sì essere riconoscibile, ma deve avere anche il coraggio di uscire dalla comfort zone.

E nel nuovo progetto discografico della Michielin gli artisti lo trovano il coraggio, sperimentano e questo non può che farci piacere. In questo disco per esempio, oltre a Fabri Fibra e Carl Brave, c’è Elisa che duetta con la Michielin in un brano dalle sonorità mediterranee, c’è max Gazzè che si cimenta col francese in un pezzo che va ad attingere in qualche modo al folk nostalgico degli anni ’90 e dei primi anni del 2000 e così via.

Oltre alle sonorità, la Michielin stupisce per i temi trattati. 10 in tutto:

  • Amore in più forme ed espressioni;
  • Natura e urbanizzazione;
  • Fidanzati che diventano famosi e non ti cagano più di striscio;
  • Incontro e scontro, spazi aperti e spazi chiusi, violenza verbale;
  • Femminismo e machismo;
  • Filosofia ed ecologia;
  • Patente A e patente B;
  • Giornate di primavera fricchettone a Parco Lambro;
  • Emancipazione;
  • STAR TREK VS STAR WARS.

Mentre le tracce del disco sono 11. Tra queste c’è il nuovo singolo, in duetto con i Maneskin, che esce proprio oggi insieme all’album. Si chiama “Stato di natura”. “È un brano coraggioso, è un brano potente fatto proprio per spiazzare, per far riflettere, perché è un brano che riflette proprio su quelle che sono le potenzialità dell’essere umano, ovvero la comunicazione, la parola, l’umanità”.

La Michielin ancora una volta dimostra di saperci fare: sceglie di presentare l’album con un singolo che in questo particolare momento storico, lancia un forte messaggio contro la violenza verbale e gratuita, anche grazie all’emozionante duetto con Damiano. “Lui da’ la prospettiva da uomo e mi piaceva questa doppia prospettiva, perché in questa battaglia anche femminista gli uomini hanno un ruolo fondamentale”, ha dichiarato.

“Quanta verità!”, penso, ascoltandola mentre parla. Sicuramente in questo momento delicato in cui siamo portati a essere isolati per il nostro bene e per quello degli altri emergono quelli che la Michielin ha definito ‘doni dell’essere umano’: il dono della parola e dell’umanità. La parola perché, pensandoci bene, in questi giorni l’abbiamo usata spesso a sproposito creando confusione e l’umanità che emerge perché siamo isolati e lo facciamo soprattutto per il bene degli altri.

Mi fermo, rifletto e proprio quando i pensieri si preparano a riprendere il sopravvento, la voce di mamma li interrompe e li sotterra definitivamente. “La prepariamo la pizza per stasera?”, mi chiede. La guardo, sorrido, mi alzo dal letto e la seguo.

Mena Tofano