Arriva dal Canada la pillola che cancella i ricordi dolorosi

La realtà, certe volte, è in grado di superare la finzione.

Nel 2004 usciva nelle sale cinematografiche “Eternal Sunshine of Spotless Minds”, meglio noto in Italia come “Se mi lasci ti cancello”.

La pellicola, diretta da Michel Gondry, vede protagonisti Jim Carrey e Kate Winslet in una sceneggiatura originale di Charlie Kaufman che gli varrà l’oscar nel 2005.

Nel film, per farla brevissima ed evitare spoiler a chi magari non l’ha ancora visto (molto male, vi consiglio di recuperarlo), esiste un modo per cancellare i ricordi dolorosi dalla mente di una persona.

Una simile storia è sicuramente adatta ad un racconto di finzione, eppure è impossibile non fantasticare su una possibilità del genere nel mondo reale mentre guardiamo i fotogrammi scorrerci davanti agli occhi. A pensarci, di primo acchito, c’è da dire che potrebbe sembrare una scorciatoia vera e propria verso la serenità, una via di fuga estrema dal tormento di un momento che, impresso nella nostra mente, ci fa stare male e rievoca gli spettri del passato. Ma nonostante tutto, mentre siamo lì a fantasticare sui brutti ricordi da cancellare, abbiamo comunque la sensazione che una cosa del genere, forse, non dovrebbe esistere, e ci ritroviamo subito avvolti dalla consapevolezza che, dopotutto, siamo anche la somma delle nostre esperienze. Belle e brutte.

Eppure, nella vita reale, quella che non è incorniciata nella celluloide delle pellicole, questa tecnologia potrebbe diventare presto disponibile, sotto forma di pillola, grazie ad una ricerca del Dr. Alain Brunet, psichiatra e ricercatore di Montreal, in Canada, che studia da oltre 15 anni gli effetti causati dal PSTD (disturbo da stress post traumatico).

La terapia, che consiste in una tecnica mista tra farmacologia e psicoterapia, prevede sei incontri di frequenza settimanale in cui al paziente sarà chiesto di scrivere un particolare ricordo che gli provoca dolore e di leggerlo a voce alta. Prima di ogni appuntamento è prevista, inoltre, l’assunzione da parte del paziente di una dose di propranololo, un betabloccante che si usa anche per l’ipertensione. La terapia mira alla cancellazione vera e propria del momento doloroso grazie all’azione combinata del farmaco e della rievocazione del brutto ricordo in fase di seduta.

Difficilmente la scienza potrebbe, però, porsi a giudice per decidere se una simile tecnologia sia giusta o sbagliata. La scelta ricadrebbe sul paziente, che però dovrebbe tener ben presente che è proprio grazie al dolore che impariamo ad affrontare la vita, a crescere, a diventare persone sempre diverse, che magari potrebbe non essere il caso di sottoporsi ad simile processo per superare un cuore infranto o la dipartita di un caro amato, e che sarebbe il caso di adoperare una simile tecnica soltanto in casi particolarmente gravi, in cui i ricordi traumatici sono capaci di limitare in modo massiccio la vita di tutti i giorni.