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Questi sono stati i mesi in cui la visione del tempo, quella che eravamo abituati ad avere, è cambiata per forza maggiore. Mai forse siamo stati così padroni delle nostre ore e, contemporaneamente, così legati ad un contesto ambientale limitato, con possibilità limitate.

Indipendentemente dai gusti, una cosa che sicuramente abbiamo fatto tutti è ascoltare musica.

Molti hanno ascoltato la radio, altri i dischi che avevano in casa, o rispolverato vecchi vinili; altri ancora hanno assistito a dirette di sessioni acustiche, avuto accesso alle piattaforme digitali, al Web.

La musica è dappertutto.

Oramai ci basta un click per ascoltare tutto quello che ci va. È così presente nelle nostre vite che, quasi automaticamente, la diamo per scontata.

Eppure ci sono centinaia di migliaia di persone solo in Italia che lavorano per creare dal nulla quei dischi, suonarli, produrli, distribuirli sulle piattaforme, fare entrare con comodità la musica nelle nostre case, nelle nostre auto, ancora per fare esibire il nostro artista del cuore su un palco (cosa di cui i più affezionati sentono molto la mancanza di questi tempi, e che ci si augura di poter tornare a fare il prima possibile).

Quello del 2020 è stato un primo maggio fuori da ogni aspettativa, come tutto quest’ultimo periodo.

In questo giorno ho deciso di puntare i riflettori sui lavoratori del settore dello spettacolo, una delle classi di lavoratori meno tutelate in questo periodo così delicato per tutti.

Sono tantissimi i lavoratori che girano intorno ad un artista o ad una band, tanto che quello a cui assistiamo non è altro che la punta dell’iceberg di una macchina perfetta . Ci hanno sempre detto di amare il nostro lavoro, perché in questo modo non lo avremo mai percepito come tale.

Lo sa bene chi lavora in quest’ambito, sa bene cosa vuole dire avere passione per un lavoro che troppo spesso non viene percepito come tale, nell’immaginario comune ma anche, purtroppo, legalmente.


Ne ho parlato in questa  puntata speciale della mia trasmissione #thepassenger insieme a diversi lavoratori dell’ambito: Massimo De Vita, Lelio Morra, Pellegrino, Ennio Mirra, Vincenzo Toscano. Produttori, cantautori, organizzatori di eventi. Abbiamo insieme cercato di trovare spunti comuni, e ne ho parlato con Ferdinando Tozzi, Avvocato specializzato in  diritti d’autore e che si sta battendo per una legge che faccia da ponte tra le risorse umane campane e l’industria musicale italiana.

Una legge che tuteli una volta per tutte i lavoratori dell’industria dello spettacolo, che potrebbe essere un primo passo ed una piccola rivoluzione.

Ho raggruppato tutti i podcast degli interventi in questa playlist.

Ringrazio ancora chi è intervenuto per la partecipazione e la passione che mette nel suo lavoro, augurandomi che come tale (e quanto prima) venga riconosciuto a tutti gli effetti.

Vi lascio al podcast.

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