Il MI AMI festival è finito. Anche quest’anno mi è passato addosso lasciandomi in una dimensione parallela che per voi tutti è durata tre giorni, per me -e per chi c’era- un tempo indefinito. E poi mi ha sputato di nuovo in quella reale. Così si è riconfermata questa esperienza, un viaggio, una boccata d’aria, energia rinnovata. Eventi come questo non sono solo svago, sono lo specchio dei non arresi, sono un’occasione di crescita e condivisione, di conoscenza e di cultura. Perché bisogna ricordarsi che la musica è molto di più che un passatempo, un diversivo.

La musica ti insegna sempre o ti suggerisce le soluzioni, la musica aiuta a leggerti dentro e, a volte, ti fornisce le lenti per guardarti meglio intorno. Se credi di conoscerti bene e di vedere chiaro non è quasi mai così.  Ecco perché abbiamo bisogno di festival come questo, che nonostante le ripetute poche ore di sonno è riuscito a farmi tornare a casa ricaricata, felice e rinvigorita.

Per chi ancora non lo conoscesse, il MI AMI -Festival della Musica e dei Baci- è organizzato dall’agenzia creativa Better Days e da Rockit.

Arrivato alla quindicesima edizione con un programma temerario di tre giorni (24-25-26 maggio presso il Circolo Magnolia a Milano), si è  confermato il festival evento imprescindibile per la musica italiana.

Il tema scelto quest’anno era Amor Vincit Omnia, perché, come recita l’edizione speciale di rockit dedicata al festival e distribuita all’ingresso: “il MIAMI non è un festival, ma una promessa d’amore. Qualcosa come volersi bene. Avere coraggio. Selezionare le cose serie ed importanti, e lasciare perdere le stronzate. (…) Insomma: prendersi cura. Con grazia e devozione. E crederci, sempre. Perché così, nonostante la peste, forse, insieme ce la faremo”

Da questa breve introduzione alla guida del festival si può ben comprendere lo spirito con cui si gettano le basi e poi si affrontano questa serie di concerti, a partire dall’organizzazione. L’importanza di un pizzico di poesia in questa vita che non perde occasione per prenderci a schiaffi.

Come dire: “Siamo umani, tutti. Accettiamolo e festeggiamo insieme il fatto che, nonostante tutto quello che c’è fuori, siamo vivi. E se lo siamo, per gran parte lo dobbiamo all’amore”.

Il Circolo Magnolia è stato assalito da questa energia, proiettata sui quattro palchi spalmati sulla zona.

Ed è così che si sono susseguiti sullo stesso palco cantautori come Riccardo Sinigallia e Motta, Mahmood e Myss Keta, Giorgio Canali, Di Martino e Luca Carboni. Coma Cose e FASK.  Giorgio Poi e Franco 126. Any Other e I hate my village. Tutti a ricordarci che non esistono etichette da accostare alla musica bella, al di fuori di quelle discografiche. E come se fosse la cosa più naturale del mondo, ci si arricchisce reciprocamente, si cambia palco, si sale su quello di un amico per eseguire un brano insieme oppure si gira a guardare ed ascoltare qualcun altro, tra il pubblico. Ci si mischia tra di noi, insieme a loro. Un noi ed un loro da cui al Miami si fatica a percepire la distanza.

Questa condivisione di spazi ci ha regalato tante sorprese, ha creato i presupposti per uno spettacolo che difficilmente si ripeterà così, nell’ensemble.

L’aspettativa, chiaramente, mentre si passa da un palco all’altro, è quella di trovarsi davanti a qualcosa di completamente diverso rispetto a quello che si è ascoltato in precedenza. Senza farsi troppe domande, perché, inesorabilmente, accadrà qualcosa che non ti aspetti. Ed in effetti l’impressione è stata quella di visitare mondi differenti ma complementari. Entrarci ed uscirci senza deciderlo pienamente, regalando una parte di te a loro e prendendone una parte a tua volta. È quello che accade ai concerti, quelli belli.

Se chiudo gli occhi sento ancora l’eco della musica e l’odore di erba bagnata. Qualcuno diceva che la pioggia è amica dei sentimenti. Lo è stata anche stavolta. Promessa mantenuta: Amor Vincit Omnia.

Alla prossima edizione MI AMI.

Liana Pesce