I ragazzi dalle maglie granata appartengono all’Accademia di Giuseppe Vives, ex centrocampista del Torino. Penso spesso alla sua storia. Mi sovviene quando gioca contro il Napoli, quando attacco la sua figurina. La favola di Vives è cominciata proprio qui, sui campi polverosi della provincia, ed in particolare su questo campo: lo stadio Comunale di Sant’Anastasia. 

Vives faceva parte della leva più florida della squadra vesuviana. Lo Stasia che dall’Eccellenza passò in D fino a disputare la C2. Al di fuori dei confini locali, in pochi sanno che in quegli anni tanti calciatori di categoria superiore passarono da queste parti: Sardo, Capuano -oltre a Vives- su tutti, gente che ha giocato diversi anni in A, piuttosto che Morfù, Vastola e tanti altri che hanno fatto molta Serie B e Serie C. Nel periodo degli anni d’oro, Sant’Anastasia è stato un bel trampolino di lancio, non c’è che dire. 

Non posso far altro che pensare alla bellezza della vita. Vives ha cominciato respirando la terra e la polvere di questi campi; la gavetta, il grande salto nei professionisti, la chiamata di Zeman al Lecce, la Serie A, il primo goal contro il Chievo e poi gli anni al Torino; la consacrazione definitiva, l’Europa League e la vittoria del Toro al San Mames. Unica squadra italiana ad espugnare lo storico impianto dell’Athletic Bilbao. Lui c’era. Una meravigliosa escalation fino alla cessione alla Pro Vercelli in cadetteria, ultime pagine di una fantastica carriera da scrivere. 

Dal “De Cicco” al “San Mames”. Un sogno lungo una carriera. Adesso dei ragazzi della sua accademia indossano la stessa maglia della squadra che ha fatto grande il loro Maestro, calcando lo stesso campo su cui ha mosso i primi passi. Curiosa la vita, vero?

Mentre penso a tutto questo, le urla che sento mi fanno ritornare sulla terra. La “Vives” ha appena segnato il goal della vittoria a tempo scaduto (2-3 il finale). In fondo i piccoli Vives non crescono poi tanto male…

(Febbraio 14-15, Sedicesimi EL)