Le punizioni rappresentano un mondo a sé. È come se ci fosse una magia nella magia, una specie di Matrioska nel rettangolo verde.  Un rituale sacro, che spesso rappresenta l’unico modo per far saltare il banco quando la partita è chiusa, o l’ultima preghiera, quando ti serve necessariamente un goal ed il tempo sta per finire.

Un rito fatto dal prendere il pallone con le mani, l’inverso di quanto dice il gioco, una contraddizione, un patto con il diavolo in cambio di una speranza di far goal. Il pallone posizionato sul punto di battuta, lo sguardo verso la barriera pensando a come fare per superarla, come il Night King del Trono di Spade.  Da sopra alla Pirlo, di potenza alla Adriano, sotto come Ronaldinho, ad effetto come Roberto Carlos. Scegliere qual è la tecnica migliore in base alla posizione e all’angolazione della stessa.

Dopo c’è la rincorsa contando i passi, indietreggiando, centellinando il respiro, per trovare la concentrazione adatta, per svuotare i pensieri, visualizzare la traiettoria da disegnare per battere il nemico: l’uomo col numero uno.

E poi la parte più difficile. Il momento dell’esecuzione. Il calcio. Basta commettere un piccolo errore, e la palla si stampa sulla barriera o finisce in curva. A volta la barriera può essere tua amica facendosi passare la palla sotto o in mezzo o magari deviandola per mandare fuori tempo il portiere.

 Tecnica, temperamento, istinto. Ci vuole questo ed altro per realizzarle. L’istinto, quello dei grandi campioni, degli specialisti, coloro che delle punizioni hanno fatto un marchio di fabbrica. A volte, basta guardare negli occhi il tiratore per capirne l’esito. Se finirà con mani in faccia o se saranno abbracci. Come Messi qualche giorno fa, come Cristiano Ronaldo contro la Spagna al mondiale russo o come Maradona contro la Juve, il giorno in cui sfidò le leggi della fisica. Lo sai già. Lo sai. Capisci già come andrà a finire.

E allora, in quei momenti, sai già che quel signore lì, quello che resta tutto il tempo sulla dannata linea bianca, quello che difende l’ammasso di pali e rete, potrà solo raccogliere il pallone in fondo al sacco.  E allora la punizione, nel vero senso della parola, colpirà solo il numero uno.