Non l’ho mai visto giocare, eppure quando lo si nomina, al mio interlocutore, gli si illuminano gli occhi. È sempre, sempre così. Chiunque me ne parla lo fa con occhi sognanti, che brillano, come se stesse parlando di una donna con la quale hanno avuto un amore profondo. Le pupille guardano in alto, gli occhi diventano lucidi, un sorriso sincero, di quelli che non si tolgono. Ho visto adulti tornare bambini ed anziani parlarmene con un espressione che diceva “Eh, non puoi capire che ti sei perso”.

Spesso, di domenica, quando siamo a tavola ed esce fuori il discorso, si ripete sempre lo stesso copione. Mio zio, oltre settant’anni e milanista da generazioni, ne parla come se stesse parlando di un suo figlio. “Eh, er’ fort’ overament’, mica come questi calciatori di adesso?! Se solo le sue caviglie avessero retto di più…”, con lo sguardo che si perde verso il basso, tra i rimpianti. Mio fratello, tra una polpetta al ragù e una fritta mi urla, quasi come se avesse paura che fossi sordo: “Chill’ era un centravanti! Altro che gli attaccanti di adesso. Non c’è uno come lui”. E mio cugino, puntualmente, chiosa con un no-sense “Il Cigno di Utrecht!” nelle mie orecchie, per paura che mio fratello non abbia messo abbastanza a dura prova i miei timpani.

Di aneddoti e leggende su di lui ne ho sentite molte, di documentari ne ho visti altrettanti. Due goal tra quelli che ha segnato, che ho visto negli infiniti speciali a lui dedicati, mi sono rimasti impressi nella mente. La volèe segnata in finale ad EURO 1988 contro la Germania Ovest  da posizione impossibile: il destro al volo che si insacca incredibilmente al lato opposto lasciando di stucco tutti i presenti; e poi quel colpo di testa nella semifinale d’andata della Coppa Campioni 88-89, contro il Real Madrid. Un goal magnifico, siglato con una torsione del corpo che sfida le leggi della fisica. Una rete unica, che non ho mai visto fare a nessun altro.

Beh, ci sarà un motivo se è stato il fautore dell’unico trofeo internazionale conquistato dalla Nazionale olandese, cosa che nemmeno l’Arancia Meccanica di Cruijff è riuscita a fare.

Di calciatori ne ho visti tanti. Lui no, per motivi anagrafici non ho potuto vederlo. E di tanti calciatori mi sono fatto raccontare le gesta, le storie, da chi ha più anni di me. Da sempre, da quando sono piccolo. Ma nessuno riesce ad innescare quella scintilla, ad accendere la luce negli occhi come quando chiedo di lui, come quando faccio quella famosa domanda: MI RACCONTI DI MARCO VAN BASTEN?