Stia, Faellese, Cavriglia, Antella, Valdema, Tegoleto, Sansovino, Sangiovannese. No, non sono le tappe di nuovo tour turistico. Sono semplicemente le prime otto squadre allenate da Maurizio Sarri; le potete leggere tranquillamente aprendo la pagina Wikipedia dell’allenatore toscano. E poi Pescara, Arezzo, Avellino, Hellas Verona, Perugia, Grosseto, Alessandria e Sorrento. Tutte squadre allenate prima della grande occasione: Empoli. Il trampolino di lancio prima della svolta vera e propria, quella della consacrazione: la panchina del Napoli.

E lì, lo scudetto sfiorato, con gioco magnifico. 91 punti, quarta prestazione di sempre in Serie A, e titolo perso al fotofinish contro la corazzata Juventus. Un calcio fantastico, il migliore degli ultimi vent’anni in Italia. Una macchina perfetta che ha incantato tutto lo Stivale.

Dopo la fine del matrimonio azzurro, si cambia nazione e tonalità. Destinazione Inghilterra, direzione Londra, sponda blues. Il Chelsea decide di affidargli la panchina. Una stagione turbolenta, più all’esterno che nel rettangolo di gioco. Le polemiche, la diffidenza, un modello difficilmente applicabile in una realtà diversa. Alla fine però, come sempre, a parlare sono i risultati. Finale di Coppa di Lega persa solo ai rigori contro il City di Guardiola, terzo posto in campionato e qualificazione in Champions League raggiunta. Tutto questo, fino alla serata di ieri. A Baku si gioca la finale di Europa League. Chelsea contro Arsenal. Sarri contro Emery. L’esordiente contro il re dell’Europa League. Alla fine i Blues vincono e Maurizio Sarri conquista il suo primo trofeo in carriera tra i professionisti.

Eppure, riavvolgendo il nastro, fa davvero effetto. Perché nel 2011-12 allenava il Sorrento, in Lega Pro, venendo esonerato nel mese di dicembre. Sette anni e mezzo dopo, lo stesso allenatore vince la vecchia Coppa Uefa. La notte di Baku è il coronamento della favola Sarriana. Mi chiedo cosa possa provare un allenatore che ha calcato la polvere dei campi di provincia, assaggiando il fango delle categorie inferiori, arrivando poi fino al calcio inglese, all’odore dell’erba bagnata, alle linee perfette di Stamford Bridge. Dalla seconda categoria fino al trionfo in Europa League.

Le critiche per la tuta e le sigarette, per gli atteggiamenti, per l’integralismo; lui è andato avanti per la sua strada, perseguendo le proprie idee, lasciando il lavoro in banca, dedicandosi al calcio a tempo pieno –per fortuna-. Ed alla fine ha avuto ragione. La parabola di Sarri dimostra che bisogna credere nei sogni, in sé stessi e nelle proprie convinzioni.

Se vi va di indossare la tuta, mettetela. Se vi va di andare avanti a caffè e sigarette, beh, fatelo ma date sempre un occhio alla salute. Se credete nella bellezza, perseguitela e non cambiate strada. Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il Mondo. Jep Gambardella asseriva che si vive di sparuti incostanti sprazzi di bellezza. Con la bellezza si vince. Ed anche Sarri, lo sa.