Lunedì sei maggio. Sono a casa davanti alla TV. Il Milan ha appena battuto il Bologna per 2-1 -al termine di una partita bella, dal finale turbolento- per la gioia di mio zio, milanista da generazioni, a cui concedo  il lusso di guardare il Diavolo quando non gioca in concomitanza con il Napoli. Altrimenti, beh, guarderemmo gli azzurri. Ovviamente.

Al triplice fischio, cambio canale e vedo un pallone che si insacca al sette dopo una sassata terribile. Guardo il replay successivo e mi rendo conto che ha segnato il Manchester City. Ah già è vero! Stasera il City si gioca un pezzo di Premier contro il Leicester. L’hanno sbloccata, dopo settanta minuti di porte inviolate. Penso tra a me e me che quel goal l’abbia segnato un attaccante o uno dei mille centrocampisti offensivi dei Citizens. Invece no, niente di tutto questo. La conformazione ed il numero di maglia non mentono: quel goal l’ha segnato Vincent Kompany.

Ed in un attimo, ho un dejavu. Come in un film già visto, mi ricordo di un altro goal di Kompany, sempre decisivo per la Premier, segnato nell’aprile del 2012. Una zuccata su angolo, uno stacco sopra la testa di Smalling nel derby contro lo United, una rete importante per il City di Mancini e la sua cavalcata al titolo del 2012.

Stasera, come sette anni prima, ancora lui, ancora il capitano. Stavolta con un capolavoro, un destro nel sette che non lascia scampo al figlio di Schmeichel. Il sette appunto, come gli anni che sono passati dal derby del 2012, anni in cui il difensore belga ha sofferto tanti infortuni, ma che spesso ha saputo esserci quando contava, come stasera, o come quella volta nel derby. Qualcosa di diverso c’è però. Più di qualcosa.

 Perché quella sera di fine aprile del 2012, eravamo in tanti a casa mia, nella mia Tavernetta, a seguire il derby inglese. Stasera invece, siamo solo io e mio zio, ad aver visto Milan-Bologna. Ripenso a chi c’era all’epoca, a quel periodo, quando io e miei amici stavamo sempre insieme a guardare le partite, a quando mio zio ci diceva “So arrivati eh’, Dodo e company”. Invece, stasera, i miei amici non ci sono. In tanti vivono e lavorano fuori, mentre quelli che sono qui sono tutti presi dai loro impegni.

E allora, mi piace pensare che ognuno di loro stasera, guardando il goal di Kompany, abbia ripensato a quella sera e quel periodo. A quando il cazzeggio e le partite, erano le sole cose che ci interessavano. A quando eravamo Dodo e company. Mentre adesso siamo solo Dodo e Kompany. E mio zio.